I muri non aiutano la pace

Consiglio a tutti un viaggio in Israele e un giro in Palestina per raccogliere qualche frammento che aiuti a capire cosa sta accadendo in quelle terre bellissime, martoriate da una violenza che sembra destinata a non finire mai.

Pochi giorni trascorsi tra Gerusalemme, Betlemme, Ramallah, Gerico non consentono certamente di approfondire i motivi di tensioni e odio che hanno radici lontane, né di stabilire da che parte stia la ragione e da quale il torto, se mai fosse possibile stabilirlo in una questione così complessa. Ma permettono di dare un’immagine alle parole mille volte ascoltate nel corso dei Tg. Di capire cosa sono gli insediamenti dei coloni israeliani – i settlements – di cui sentiamo tanto parlare; cosa sono i campi profughi nei quali i palestinesi sono costretti a vivere da oltre 50 anni. Di vedere con i propri occhi le centinaia di chilometri di muro che gli israeliani hanno costruito (e stanno continuando a costruire) per motivi di difesa, isolando tutta la cosiddetta West Bank e una parte di Gerusalemme; i posti di blocco attraversati ogni giorno da migliaia di palestinesi per recarsi al lavoro. Di toccare con mano le grandi contraddizioni di due popoli che convivono con una guerra che rende la vita difficile sia per la parte israeliana, più ricca e agiata, la cui sicurezza è costantemente protetta dai militari, che la parte palestinese più povera, troppo spesso ghettizzata in campi profughi e isolata da muri.

Un’esperienza che vale la pena di fare, magari dopo aver letto qualche libro sulla questione palestinese. Un’esperienza che lascia nel cuore una grande tristezza, un senso di angoscia e impotenza: l’impressione che non sarà per nulla facile trovare il percorso verso una pace condivisa. I muri, purtroppo, non aiutano. Mai.

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Una risposta a "I muri non aiutano la pace"

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  1. C’è poco da dire: niente ‘cattopaglionaggine’ (definizione per gli addetti ai lavori). Sappiamo bene da che parte sta la ragione. Non è accettabile che un popolo martoriato come quello degli ebrei, per ragioni apparentemente religiose, pretenda di maltrattare e ghettizzare quattro pecorai, che hanno l’unico vero difetto di essere gente di cui non gliene frega niente a nessuno, neppure ai fratelli musulmani. Se ci fossero in Palestina materie prime, la musica sarebbe diversa, e l’orchestra internazionale. Le Nazioni Unite? Un fallimento. Epocale. Il mondo civilizzato e i diritti umani? Pance piene e retorica. E chi si indigna, diventa automaticamente antisemita. Troppo comodo. Troppo facile. Solo perchè si hanno ottimi finanziatori da tutto il mondo, non è permesso che si possa sparare a vista per il dubbio che l’altro ce l’abbia con te. Impunemente, perchè hai dio -minuscolo per rispetto anche delle altre religioni- dalla tua parte. Mi auguro solo che ci siano tanti israeliani che la pensino diversamente. Le cose stanno così. E sfido chi ha visto con i propri occhi a dire il contrario. Un abbraccio.

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