Droni, i rischi di una “guerra” senza regole

Immaginate un drone, telecomandato da migliaia di chilometri di distanza, che inquadra il suo “obiettivo” in piazza San Marco e, “chirurgicamente”, lo fa saltare in aria con un missile, assieme a tutte le persone che gli stanno vicine.

Fantascienza? Non proprio. In Pakistan accade da tempo, nella “guerra” di droni segreta scatenata dalla Cia contro il terrorismo islamico. Gli “obiettivi” vengono scelti dai servizi segreti ed eliminati senza farsi troppi problemi, senza proeccuparsi troppo delle prove, dei processi, del rispetto dei diritti umani e della sovranità territoriale di uno stato contro il quale la guerra non è mai stata dichiarata…

Oggi i “cattivi” stanno in Pakistan, ma chi può escludere che in futuro qualche altra potenza decida che sono qui, a casa nostra? E inizi ad agire in maniera “chirurgica”,  così come stanno facendo gli Usa, in spregio ad ogni convenzione internazionale, in nome della “sicurezza” o di qualche altro slogan? Quando le regole non valgono più, non valgono più per nessuno, e i Paesi in possesso della tecnologia per utilizzare i droni sono decine.

E’ un tema drammaticamente attuale quello a cui ha dedicato un interessantissimo approfondimento Doc3, la serie  di documentari d’autore mandato in onnda da ReiTre che raccontano  il mondo e la complessità delle varie culture. Un documentario da non perdere, realizzato da una documentarista norvegese, Tonje Hessen Schei, che ci porta  all’interno della guerra di droni segreta della Cia, attraverso storie e drammi personali: da un lato un popolo che vive sotto lo sguardo e le bombe lanciate dai droni in Pakistan; dall’altro piloti di droni che convivono con l’uccidere tramite joystick negli Stati Uniti. Uno di loro,  Brandon Bryant, non ce l’ha più fatta e ha deciso di lasciare l’esercito, sposando una nuova vita dedicata all’antimiltarismo.

Il film racconta le nuove forme di reclutamento dei giovani alle convention delle play-station , il mestiere dei piloti che guidano  i droni, chiusi in una stanza a migliaia di chilometri di distanza, colpendo gli obiettivi militari, ma mettendo in conto i cosiddetti danni collaterali , i civili, spesso donne e bambini che perdono la vita sotto le bombe lanciate dai droni.

Le nuove tecnologie creano nevrosi in chi le usa e crisi di coscienza negli ingegneri che le progettano, prospettano una guerra del futuro che come tutte le guerre semina sangue e distruzione e sempre di più colpisce vittime innocenti.

 

http://www.doc3.rai.it/dl/portali/site/news/ContentItem-162c4e99-f9b8-4aa4-a20d-5560eba30f46.html

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