Storie / Notti in locanda 3

di  NICOLÒ POLESELLO *

Diario delle mie notti in Locanda – Vol. 3

Questa mattina mi sono alzato sia troppo presto che troppo tardi.
Così tardi e così presto che ho fatto in tempo a vedere lo spazzino fluorescente ammonticchiare il buio tra le ombre degli alberi.
Quando se n’è andato, il campo era un perfetto ordine di isole chiare e scure.
Dopo poco è caduta una foglia e, ancora meno dopo, si sono spenti i lampioni. In quel momento sono stato sicuro che vi fosse lo stesso ammontare sia di notte che di giorno.
Nella cucina più triste del mondo ho preparato un caffè molto cattivo per gli ospiti e un po’ meno cattivo per me.
Quando le luci automatiche del corridoio si sono accese mi hanno fatto bruciare gli occhi, li ho strofinati e ho pensato che al mondo c’è sempre qualcuno che rimane sveglio e che sarebbe curioso se dormissimo tutti insieme contemporaneamente.
Ho pensato a un intero pianeta che dorme: piante, animali e uomini e mi sono chiesto cosa avrebbe fatto il sole a quel punto.
Ho sentito un gabbiano ridere perché un altro gabbiano imitava un gatto e ho pensato che tutto quel silenzio probabilmente mi avrebbe dato noia e che qualcuno avrebbe russato comunque più forte degli altri.
Ho fumato e ho immaginato il risveglio collettivo dove ci sarebbero stati dei reality show su chi ha dormito meglio. Gli esperti da casa avrebbero televotato i sogni e qualcuno avrebbe pianto per essere stato eliminato.
C’è stata la campana tanto vicina quanto inopportuna.
C’è stato il rumore del frigo in eterna lotta con il bollitore industriale.
C’è stato lo scricchiolio di un letto e un piccolo tonfo di piedi poco oltre il soffitto.
C’è stato un momento in cui mi sono ricordato di avere fame e che le brioches nel fornello elettrico non sono mai per me.
Un ospite è sceso a caccia della colazione, ci siamo guardati in silenzio.
E’ troppo presto? – Ha chiesto.
Ho scrollato le spalle perché non lo sapevo e in fondo non aveva alcuna importanza.
Gli ho servito il caffè più cattivo del mondo, lui lo ha bevuto rumorosamente senza staccare gli occhi dal telefono, solo allora è stato giorno davvero.

  • attore, drammaturgo, scrittore veneziano

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