Storie / Notti in locanda 4

di  NICOLÒ POLESELLO *

Diario delle mie notti in Locanda – Vol. 4

Un antico proverbio Eschimese recita: E’ più facile trovare qualcosa di buono negli altri che nel caffè della Locanda più triste del mondo.


“Buono”, “Altri” e “Caffè” sono tutti incubi di cinque lettere.

Al primo sorso penso a cosa hanno fatto a questa povera pianta. Dovevano odiarla molto per ridurla a poltiglia informe, annerita, che muta in una brodaglia dal sapore intollerabile del quale non si riesce più a liberarsi… Però infondo li capisco: io ho fatto lo stesso con la mia vita.


Questa notte ho fissato il vuoto fino quando le foglie ammosciate di Pothos, il sempreverde immunodepresso che vive sul tavolino, non sono emerse dal buio separandosi dalla luce grigia della vetrata sporca.
Allora è stata l’alba.
Allora mi sono alzato per la prima volta facendo scricchiolare la sedia.
Allora ho soffocato la sveglia.
Allora ho realizzato che l’unico ospite della locanda non era ancora rientrato.
Allora ho immaginato i titoli di giornali.
“Laguna ingoia tedesco sui sessanta”.
Forse avrei dovuto preoccuparmi
Forse K1 477 – Maurerische Trauermusik – avrebbe risuonato nell’aria.
Quando è arrivato l’uomo delle brioche mi sono sentito un po’ in colpa di avergli fatto fare tutta quella strada per portare una sola colazione destinata a qualcuno che forse era morto.


Poi ho sentito il lungo rimbombo sordo di una scoreggia provenire dalla stanza 14. L’ho preso come un segno di vita e ho capito che l’unico ospite della locanda non era mai uscito.
C’è stato il solito via vai del giovedì mattina, uguale in tutto tranne che per lo spazzino fluorescente di oggi: era un po’ più largo e un po’ più basso e un po’ più triste perché non aveva nulla da spazzare. Lo ha fatto comunque e dopo aver lustrato un po’ il campo umido e scivoloso di poca pioggia è sparito nel vicolo squadrato.


Alle otto e tre minuti è arrivato il mio sostituto e sono stato contento di vederlo.
Mi ha parlato del freddo e dei ragni che hanno invaso il soffitto, me li ha indicati uno per uno. Ho annuito più volte ma non l’ho ascoltato perché volevo soltanto andare a casa a dormire.


Per tutta la strada ho continuato pensare che è davvero strano considerare finita una giornata che per tutti gli altri deve ancora iniziare.

*attore, drammaturgo, scrittore veneziano

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