Storie / Notti in locanda 6

Diario delle mie notti in locanda. Vol. 6

di NICOLO’ POLESELLO *

Questa mattina mi sveglio così presto che il Teletubbies rosa mi manda a fare in culo.

Lo ricaccio a fatica nel televisore e faccio colazione con l’acqua frizzante dato che il nostro caffè ha battuto ogni record di precedente disgusto. Lo guardo in controluce, sembra in tutto e per tutto insospettabilmente caffè: per la prima volta penso di avere del serio talento nell’uccidere le cose. La cucina è invasa di un odore di disagio in plastica, come se qualcuno avesse bollito della candeggina e l’avesse usata per lavarsi le ascelle. Mentre ancora gorgoglia giù per lo scarico ne faccio un altro, così, per verificare la riproducibilità della mia opera.

Allora odo il richiamo di una vocina flebile.

Sono forse impazzito?

Che sia l’uomo delle Brioche arrivato in anticipo poiché risvegliato prematuramente dall’intenso gelo invernale?

Sul dorso panciuto del brico dentro il quale gocciolano gli ultimi resti dell’alchemica bevanda, la condensa ha formato una faccina sgomenta – Uccidimi, mio signore… – Mi sussurra, prima di annegare nel livello crescente del acquoso distillato oscuro.

Vinto dall’orrore mi scaglio contro il vetro della reception.

Fuori pozzangherine grigie, alberi sbiaditi, berretti brutti e qualche pantalone rosso. Detesto l’inverno ancor di più quando è ghermito dalle insulse unghie smaltate del Natale. Trascino le mie sul finestrone, esso cigola come lavagna.

Mi dispero così tanto che mi appare Aulicus il signore supermo delle parole inutili e mi suggerisce un numero vastissimo di pronomi personali e un disco di Mariah Carey. Gli offro il mio caffè e lui mi ricompensa con un pacchetto di figurine retoriche. Grazie amico! – Strappo il pacchetto e mi esce una carta di un colore assordante, mannaggia, è la Sinestesia che già ce l’ho doppia.

Si sente un urlo.

Lo spazzino corre per il campo colpendo le pozzanghere con la scopa.

Turbinano gabbiani.

Fa freddo.

Sento il cervello congelarsi gradualmente.

Dentro questi due iceberg di cuoio una volta avevo dei piedi.

Sul muro del pianto prima del bagno trovo una scritta disperante: “Se prima puntavo a una terza, adesso sogno la tredicesima. PS: Babbo Natale è un lurido bastardo.”

Per un’altra notte sono sopravvissuto.

  • attore, scrittore, sceneggiatore veneziano

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