Giornalismo al bando, evviva gli Insaccatori di notizie

CRONACHE IRREALI /9

Un bel giorno il Ministro della Propaganda annunciò: è ora di cambiare nome ai Giornalisti. E fu lanciato un concorso a premi sulla piattaforma SettePuffi. La proposta si ispirava a nobili ragioni, fu spiegato: perfino gli spazzini erano diventati operatori ecologici, i secondini promossi ad agenti di polizia penitenziaria. Perché mantenere quel termine ormai desueto, così odiato dal Popolo Forcaiolo?

In poche ore i suggerimenti intasarono la Rete: i più radicali rilanciarono l’inflazionato “Sciacalli”; i nostalgici rispolverarono l’antico “Leccaculi”; gli innovatori proposero “Marchettari”; i classicisti optarono per “Puttane”, i fantasiosi azzardarono “Pennivendoli”. Solo flebili proteste si levarono dai cronisti d’inchiesta e da quelli sotto scorta perché minacciati dalle mafie, ma furono sepolti da rumorose pernacchie social. Per una manciata di voti prevalse “Insaccatori di Notizie”.

Il Ministro della Propaganda varò quindi il Nuovo Regolamento dei Doveri. La Deontologia fu abolita. Le inchieste vietate. Le domande furono definitivamente bandite e diventò obbligatorio pubblicare integralmente tweet e comunicati stampa. Ai cronisti Radio-Televisivi fu consegnato un manuale su come reggere il Microfono per ore senza mai fiatare. Le Interviste diventarono un unico monologo dell’intervistato, senza neppure il saluto introduttivo. I Mezzibusti furono sostituiti da Silouettes di cartone, sempre sorridenti. L’unica cosa che continuò come nulla fosse, furono le conferenze stampa: le domande non erano previste neppure prima. Gli Editori si allinearono, cosa che sapevano fare bene.

Per diventare “Insaccatore” non serviva né laurea, né preparazione specifica: era sufficiente mettersi “a tappetino”, meglio se con specializzazione in Adulazione e Asservimento. Poi arrivò la scelta più innovativa: la sovrascritta “Informazione pubblicitaria”, un tempo obbligatoria all’insegna della trasparenza, diventò reato e gli Influencer furono nominati Direttori di tutte le principali testate, al fine di garantire che solo le notizie a pagamento potessero trovare spazio sui media. Ovviamente senza specificarlo ai lettori. “Abbiamo eliminato le Fake News”, tromboneggiò il Ministro, ribattezzato della Verità. In effetti rimasero solo Vere Patacche, tra gli applausi del Popolo, ormai impegnato a grugnire nel fango digitale.

Una risposta a "Giornalismo al bando, evviva gli Insaccatori di notizie"

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  1. La libertà di stampa e la libertà di difesa appartengono al novero dei diritti fondanti la democrazia. L’una senza l’altra non ha ragione di esistere, se si attacca l’una inevitabilmente si comprometterà l’altra….il corretto esercizio di entrambe ne garantisce forza e permanenza.
    Non lontano da noi, in Turchia, non a caso sono ingiustamente incarcerati giornalisti e avvocati.
    Far bene il proprio mestiere garantisce la democrazia e garantisce agli altri di poter fare altrettanto.

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