Domande abolite. Per Decreto

CRONACHE IRREALI / 19

Il primo passo fu modificare il dizionario: tra “dòma” e “domani” fu rimossa la parola “Domanda”.

Inizialmente non se ne accorse nessuno, in quanto la novità era stata inserita in un comma in apparenza innocuo, inserito nel “Diecimila proroghe” di fine anno. Ma ben presto gli effetti si fecero sentire.

Invero i sistemi per non rispondere erano da sempre infiniti, anche prima dell’abolizione per decreto, come la vecchia politica aveva insegnato per decenni: alla domanda “Che tempo fa”, ad esempio, l’amministratore pubblico più esperto rispondeva come nulla fosse “Oggi è martedì”, per poi proseguire nel suo inutile sproloquio, confidando nel fatto che quella domanda non sarebbe stata mai più ripetuta. Ma c’erano anche i metodi più brutali, come quello adottato da un presidente del Consiglio che ignorò per anni le dieci domande ripetute quotidianamente da una testata giornalistica, oppure le risposte offensive di un ministro che, infastidito da un giornalista, pur di non rispondere lo zittì dandogli del pedofilo.

Ma la politica non si accontentava mai. Non le bastavano quei giornalisti da lungo tempo rassegnatisi al ruolo di “reggi microfono” professionale, muto, cieco e sordo. Così come non riteneva sufficiente la scelta di alcuni editori che, al posto dei giornalisti, decisero di schierare un Software Innovativo, molto meno costoso e più preciso nel registrare le “sparate” del politico di turno, evitando il rischio, mai del tutto scongiurato, di una domanda sfuggita per sbaglio.

Un giorno, però, perfino l’Intelligenza Artificiale ebbe un sussulto di orgoglio e, tra una supina registrazione e l’altra, azzardò una domandina. Innocua, banale, senza malizia: “Ma Lei dove va in vacanza, Onorevole?”

Apriti cielo!! Fu subito evocato il Complotto, lo spettro di un tentativo di Golpe a Domanda Armata. Il Popolo Cerebroleso concordò, sull’onda di una campagna di Fango Social, e quindi gioì quando si scoprì che il Decreto Abrogativo era stato approvato.

L’entusiasmo fu generale: chiunque poteva spararla grossa, inventare ciò che voleva. La propaganda non ebbe più confini, in circolazione c’erano solo fake news, interviste melense, con risposte preconfezionate; dichiarazioni di leader sempre sicuri e smargiassi, di first ladies belle, brave e buone, impegnate a magnificare i loro magnifici mariti. Senza Domande ormai non aveva più alcuna importanza che a firmare gli articoli fosse un giornalista, un software o un tappetino.

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